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Arte oggettiva e soggettiva 3 idee PNL per il dopo pandemia Vincenzo Greco e Mario Blandino, Gurdjieff

ARTE “SOGGETTIVA” E ARTE “OGGETTIVA
I filosofi nei secoli si sono interrogati sul concetto di Bello, arrivando anche a definire un settore
della Filosofia dedicata al suo studio: l’Estetica.
L’Estetica di occupa nel Bello naturale e artistico; il termine deriva dalla parola greca “αἴσθησις” che
significa “sensazione”.

Questa origine della parola Estetica ci ricorda che l’accesso al Bello avviene esclusivamente attraverso
i sensi: la vista, l’udito, il tatto (che comprende anche le sensazioni provenienti dal corpo), il gusto e
l’olfatto.
Per i comuni mortali quindi il Bello deriva, al di là del suo significato filosofico, da una
esperienza/rappresentazione sensoriale che ha la capacità di evocare nel soggetto interessato un vissuto
emozionale in genere piacevole come ad esempio la “gioia”.
Con riferimento al Bello artistico, possiamo allora affermare che questo consiste, sul piano
pragmatico, nello sperimentare emozioni piacevoli a seguito dell’esposizione sensoriale ad un
oggetto, che induce una rappresentazione sensoriale mentale (immagini, suoni, movimenti, sapori,
odori).
Con riferimento alle emozioni, è opportuno precisare che l’Uomo, secondo alcune prospettive,
prima filosofiche e poi biologiche, possiede tre cervelli e quindi tre menti, ciascuna delle quali lavora
in autonomia, con funzioni diverse, interfacciandosi però in modo più o meno conflittuale con le
altre due: mente istintiva, mente emozionale e mente razionale.
Quando siamo esposti a un evento, che possiamo rappresentare dentro di noi esclusivamente in
modalità sensoriale (immagini, suoni, sensazioni, sapori, odori), le tre menti lo analizzano e lo
valutano con scopi differenti: la mente istintiva lo valuterà in termini di importanza per la
sopravvivenza, la mente emozionale lo valuterà in termini di necessità di attivazione di un
particolare stato interno che porta a specifiche azioni (l’emozione appunto, che in relazione alla sua
qualità spingerà chi la prova verso azioni specifiche: immaginiamo cosa ci portano a fare la gioia, la
tristezza, la paura, la rabbia, il disgusto, e così via), la mente razionale valuterà l’evento in termini di
comprensione della realtà e pianificazione.
Quindi l’Uomo può sperimentare il Bello solo perché una delle sue tre menti è in grado di tradurre
determinate esperienze sensoriali in emozioni, cioè in particolari stati psicofisici.
Ci chiediamo adesso come si origina un’opera d’arte (un quadro, una scultura, una musica, un
balletto, o altro).
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Per addentrarci in questo mistero, dobbiamo preliminarmente fare riferimento a una caratteristica
del nostro cervello che è ben nota alle neuroscienze: noi disponiamo di due emisferi cerebrali che
sono specializzati per eseguire compiti diversi; l’emisfero sinistro, nei destrimani, è deputato al
ragionamento logico e alla progettazione, funzionando in modo lineare e verticale; l’emisfero
destro, nei destrimani, è invece deputato alla creatività e all’intuizione (produzione di nuove idee,
produzione di metafore e analogie), funzionando in modo non lineare e orizzontale (nei mancini le
funzioni dei due emisferi sono invertite). I due emisferi sono fisicamente in comunicazione
attraverso una struttura chiamata corpo calloso.
L’attività dell’emisfero destro è per lo più al di sotto della soglia della coscienza e le intuizioni
elaborate da questa struttura vengono percepite quando attraversando il corpo calloso vengono
sottoposte all’attenzione dell’emisfero sinistro; quest’ultimo ha poi il compito di assegnare a queste
intuizioni una struttura logica, comprensibile e comunicabile ad altri esseri umani.
L’atto di creazione artistica inizia nell’emisfero destro: questo emisfero possiede un deposito di
tutte le rappresentazionisensoriali che l’individuo ha sperimentato nella sua vita, ed esclusivamente
nell’ambito di queste, ne elabora una combinazione originale (a cui nessuno mai aveva pensato);
una persona che non ha mai vissuto una determinata esperienza sensoriale, a causa di un deficit dei
propri organi di senso, non è in grado di produrre un’opera d’arte che contenga rappresentazioni
sensoriali mai adottate dalla sua mente: Beethoven riusciva a comporre musica, anche se sordo,
perché la sua mente ospitava perfettamente, nonostante il danno dell’apparato uditivo, le
rappresentazioni sensoriali uditive che egli aveva acquisito.
Tale combinazione sensoriale originale, elaborata grazie alla capacità dell’emisfero destro di
scorgere collegamenti fra concetti ed eventi fra loro apparentemente non correlati (secondo la
visione dell’emisfero sinistro), possiede la capacità di suscitare nell’artista specifiche emozioni;
l’artista “presuppone” che, essendo egli un Uomo, anche gli altri Uomini in presenza di tale
rappresentazione sensoriale proveranno le stesse emozioni che lui prova.
A questo punto, grazie all’emisfero sinistro che progetta, pianifica e realizza, l’idea
(rappresentazione sensoriale) si materializza nell’opera d’arte vera e propria che consentirà
l’accesso al Bello, inteso operativamente come esperienza emozionale.
In tutto questo percorso, di fatto, non vi è alcuna garanzia che tutti gli Uomini sperimenteranno in
presenza di quell’opera d’arte la stessa e identica emozione sperimentata dall’artista: alcuni Uomini
sperimenteranno la stessa emozione, ovvero la stessa emozione ma con intensità diversa, altri
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un’emozione differente (se l’artista ha “provato” gioia difronte alla sua “creatura” altri potrebbero
provare tristezza) , altri ancora resteranno indifferenti e non proveranno alcuna emozione.
Questa modalità di fare Arte la possiamo chiamare “soggettiva” perché la reazione emozionale
all’opera d’arte varia da persona a persona (dall’indifferenza all’estasi) e addirittura la stessa
persona in tempi diversi, in relazione al suo stato psicofisico del momento, potrà sperimentare,
esposto sempre alla stessa opera d’arte, emozioni diverse.
Secondo alcune correnti di pensiero esisterebbe anche una cosiddetta “Arte oggettiva”.
I presupposti di tale Arte sarebbero i seguenti:
• nell’emisfero destro dell’Uomo sono depositati rappresentazioni sensoriali indipendenti
dall’esperienza umana specifica, che possiamo quindi definire a priori o meglio ancora
“Archetipiche”, di cui l’Uomo normalmente non ha consapevolezza (sono inconsce) ma che
possiede sin dalla nascita;
• tali rappresentazioni hanno la capacità di determinare specifiche emozioni assolutamente
uguali in ogni Uomo indipendentemente da ogni condizione;
• l’artista “oggettivo” è in grado di attingere a queste rappresentazioni sensoriali
“archetipiche” e di materializzarle affinché tutti gli esseri umani possano, in loro presenza,
sperimentare le stesse emozioni.
Tracce di queste opere d’arte “oggettive” si trovano in creazioni del passato, soprattutto
dell’antichità classica, alla cui presenza l’esperienza del Bello è uguale per tutti gli Uomini.
Come può fare l’artista a diventare “oggettivo” non è interesse di questa trattazione, il cui scopo è
quello di “iniziare” alla divisione concettuale di “Arte soggettiva” e “Arte oggettiva”.

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