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La bellezza salverà il mondo post covid? Video dialogo con Vincenzo Greco

“La bellezza salverà il mondo?”
Video dialogo con l'arch. Fabrizio Lo Porto e Vincenzo Greco 



Ringrazio Vincenzo Greco per questa opportunità che mi ha offerto. Il suo invito mi è pervenuto da domenica 19 aprile, nella Domenica in Albis, un giorno particolare. La prof.ssa Marina Castiglione, vicepresidente dell’Associazione Alchimia, ha di recente relazionato su questa antica festa abbandonata da oltre 150 anni. Nella tradizione nissena era la domenica che veniva dopo il Lunedì dell’Angelo (Pasquetta), dove i battezzati per il giorno di Pasqua potevano dismettere gli abiti bianchi indossati per una settimana.


La frase di Dostoevskij
“La bellezza salverà il mondo” è la frase che viene attribuita al principe Myškin, il protagonista del romanzo “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij. In realtà la frase non verrà mai pronunciata dal Principe protagonista, ma è una domanda che gli viene posta: “È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?”
Fëdor Dostoevskij scrisse L’Idiota tra il 1859 e il 1860, il romanzo narra le vicende del principe Myškin, il quale si ritroverà alla fine invischiato in trame d’amore e travolgenti vortici passionali. Questi vedono coinvolte Nastasja Filippovna, impegnata in varie relazioni sentimentali. È una donna eccentrica, pregiudicata e disonorata, per le quali il principe si sentirà legato più che dall’amore, da un forte senso di pietà.
Cosa intende Dostoevskij quando parla della Bellezza?
Il Principe-Idiota definisce la Bellezza un enigma. Vedendo in foto per la prima volta Nastasja Filippovna esclama: È un viso altero, molto altero, ma non so se sia buona. Se fosse anche buona, sarebbe la salvezza!
Quando Dostoevskij scrisse la famosa frase non si riferiva alla bellezza meramente estetica come la intendiamo oggi, ma alla bellezza della bontà. Così la frase acquista tutto il suo significato. Il mondo si salverà quando la bella bontà tornerà ad essere una mèta.
Per Dostoevskij la contemplazione della Madonna di Raffaello era la sua terapia personale, perché senza di questa avrebbe disperato degli uomini e di sé stesso, davanti ai tanti problemi che vedeva. Per lui il contrario di “bello” non era “brutto” ma utilitaristico.
Lo stesso Dostoevskij, nel successivo romanzo I Fratelli Karamazov, fa affermare ad un altro personaggio: “La bellezza è una cosa tremenda e orribile. Non riesco a sopportare che un uomo dal cuore nobile e dall’ingegno elevato cominci con l’ideale della Madonna per finire con quello di Sodoma. Ma la cosa più terribile è che, portando nel suo cuore l’ideale di Sodoma, non rifiuti nemmeno quello della Madonna... Il cuore trova bellezza perfino nella vergogna, nell’ideale di Sodoma che è quello della maggior parte degli uomini”.
Viene alla luce il carattere profondamente ambiguo della bellezza capace di salvare ma anche di ingannare. La Bellezza è allo stesso tempo la più elevata menzogna e la più alta verità per gli uomini. Nel primo caso è l’illusione di un binomio, la Bellezza e il Bene, che salverà il mondo. Nel secondo è addirittura l’incarnazione di una Bellezza talmente perfetta, talmente veritiera, da mostrare l’orrore della fine in tutta la sua nudità. Sempre il principe Miškin afferma, parlando di un quadro stranissimo per la sua forma che raffigurava Gesù deposto dalla croce: “Quel quadro! Ma tu sai che, osservandolo a lungo, si può anche perdere la fede?”.


La bellezza è allo stesso tempo il bene e il male o rifugia da tale dicotomia?


Cosa intendiamo per “Bellezza”?
La frase di Dostoevskij ha un’origine platonica. Infatti, la bellezza, per Platone, era l’unica idea che poteva manifestarsi, in tutta la sua suggestione, anche ai sensi. Questa manifestazione la chiamava “parusia”. La parusia platonica non aveva un carattere mistico, era piuttosto una sorta di contemplazione delle idee più perfette nelle cose naturali, che appaiono più belle senza che sia possibile spiegarsene la ragione. Il bello attira in maniera naturale, istintiva e, per poterlo conservare, induce a migliorare noi stessi.
D’altra parte, lo stesso Platone aveva detto che la bellezza può sì coincidere con la bontà, ma solo a condizione ch’essa sia in grado di spingere alla virtù morale chi la contempla. Occorre compiere un processo di purificazione su di sé per essere davvero capaci, contemplando il bello, di apprezzare l’idea di bontà che gli è connessa. La corrispondenza tra bellezza e bontà è piuttosto un obiettivo da perseguire e chi lo persegue purificandosi, praticando l’ascesi, apparirà bello dentro, anche se esteticamente sarà brutto.
Non si sono mai viste raffigurazioni di santi, o di Gesù o della Madonna, dal volto brutto. È il concetto di areté. Nella visione della vita secondo la filosofia antica greca, la concezione dell’areté non era connessa all’azione per il conseguimento del bene, bensì indicava semplicemente una forza d’animo, un vigore morale e anche fisico. Essa coincide con la realizzazione dell’essenza innata della persona, sia sul piano dell’aspetto fisico, il lavoro, il comportamento e gli interessi intellettuali.
La Bellezza non salva, tutt’al più consola, mitiga, riconcilia le parti lacerate; educa ad un’armonia interiore e collettiva. La Bellezza che ambisce a salvare resta un incipit incompiuto: un barlume di luce intravisto ma subito annegato nell’oscurità del mondo.
La Bellezza è la speranza evocata. La Salvezza più che un attributo è il contenuto stesso di quell’evocazione, di quell’annuncio. Una “buona notizia”, è l’idea di una salvezza ad evocare il senso smarrito e latente della “Bellezza”.
Domanda a Vincenzo: Che tipo di salvezza è ipotizzabile in senso assoluto per l’umanità? Cosa metterà d’accordo il rumore e la melodia?


Quale Bellezza salverà il mondo?
La prima risposta, quella più evidente, risiede nell’arte. Tuttavia, come sostiene Adorno nella sua “Teoria Estetica”, gli artisti moderni hanno rinunciato al bello per amore del bello: come è possibile, del resto, rappresentare la Bellezza nel secolo dell’orrore? Si riferiva al XX secolo.
Tuttavia, lasciando da parte il ‘900 e la “Teoria Estetica”, c’è una seconda risposta, alla quale gli esseri umani possono attingere, per non farsi schiacciare dal peso del brutto e del male: la Natura.
Se è vero che, come sostengono alcuni filosofi moderni, l’arte è intrinsecamente legata alla realtà sociale, questo non vale affatto per la nostra Madre Terra: essa, infatti, è preesistente al nostro mondo e per questo è in grado di indicarci costantemente il cammino, indipendentemente dagli scenari umani. Basta ascoltarla. La Natura ci mostra un percorso armonioso ed organico, all’interno di una dimensione est-etica con forti ripercussioni sociali, dove il bello e il buono si relazionano in maniera indissolubile, proprio come il modello della società greca classica.


Nella Natura, la Bellezza rigenera quella dimensione attiva e vitale che le è propria. Di fatto, il bello, anche per il suo legame con il buono, agisce con forti ripercussioni sulla realtà, rivelando l’esistenza di una vera e propria est-etica dell’azione.
Per usare le parole di Yukio Mishima Scrittore (giapponese che per protesta si tolse la vita tramite seppuku, il suicidio rituale dei samurai, da noi conosciuto con il nome di harakiri): «L’azione equivale ad una forza che si avventa su un obiettivo formando un luogo geometrico, e può essere bella come la corsa di un cervo, che è assolutamente ignaro della propria grazia». Buona, naturale e attiva: è questa la Bellezza che salverà il mondo!

 


La Bellezza della Natura è l’unica che salverà il mondo?
La «Bellezza» che salva. La Lettera di Giovanni Paolo II agli Artisti – Pasqua, 4 aprile 1999


La bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani sia tale da destare in esse lo stupore! Di fronte alla sacralità della vita e dell’essere umano, di fronte alle meraviglie dell’universo, l’unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore.
Da qui, dallo stupore, potrà scaturire l’entusiasmo. Di questo entusiasmo hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all’orizzonte. Grazie ad esso l’umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda intuizione che «la bellezza salverà il mondo».
La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come sant’Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!».
I vostri molteplici sentieri, artisti del mondo, possano condurre tutti a quell’Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia.
Domanda a Vincenzo: Riprendendo le affermazioni del Pontefice: La bellezza delle cose create non può appagare? Ci vuole quell’arcana nostalgia di Dio?


Frasi famose
“Il dolore passa, la bellezza resta”. Affidati alla bellezza del mondo, anche nella disperazione. La bellezza ci sa confortare sempre.
Pierre-Auguste Renoir, pittore impressionista, sec. XIX.

“L'arte è fatta per turbare, la scienza rassicura”. “Mi piace la regola che corregge l'emozione. Mi piace l'emozione che corregge la regola.”
Georges Braque, pittore e scultore francese, che assieme a Pablo Picasso è stato l'iniziatore del cubismo.
 La frase di Renoir sembra attualissima. Ti ritrovi nelle affermazioni di Braque?


Il parere di Davide Rampello
Chi è Davide Rampello? Negli anni presidente della Triennale di Milano, direttore artistico della Biennale Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, del Carnevale di Venezia, del Padiglione Zero di Expo Milano 2015.
La bellezza nell’arte, secondo Davide Rampello è: “la sintesi di un processo vitale che rivela la forza e la creatività della vita e degli uomini. Ovviamente esiste anche la bellezza naturale, ma è sempre legata alla forza, al mistero, alla sacralità. Senza questi concetti svuotiamo la bellezza della sua essenza. Oggi si fa un uso a volte superficiale e improprio della bellezza, che ha poco a che fare con l’estetica e l’estasi e molto con la banalità. Poi, nell’antichità classica, la bellezza diventa inscindibile dal concetto di bontà, che secondo i filosofi era la più alta forma di intelligenza. Uscire dagli stereotipi e riscoprire il binomio bellezza-bontà è dunque un obiettivo dell’uomo moderno: «Bello e buono possono e devono essere ancora sinonimi. La bontà è già bellezza di per sé, perché implica una considerazione profondissima dell’altro, un gesto sacro. Sarebbe straordinariamente innovativo ricongiungerle, darebbe alla bellezza un significato molto più profondo. Le trasformazioni valoriali avvengono proprio a partire dall’evoluzione dei concetti e delle parole”.
Spesso l’arte contemporanea è accusata di trascurare la bellezza a favore della provocazione e dell’ironia, ma secondo Rampello si tratta di una critica inappropriata. “L’arte è il costante mutamento del linguaggio, perché l’uomo attraverso l’arte va alla ricerca di sé stesso e dell’interpretazione del mondo che ha attorno. Questo significa evoluzione: adeguare il senso di bellezza all’attualità». Ironia e provocazione, poi, ci sono sempre state.

       

  https://www.vincenzogreco.com/blog/189-scopri-cosa-ci-attende-dopo-il-covid-19-una-nuova-idea-umanitaria-la-bellezza-salvera-il-mondo-di-vincenzo-greco


Rampello afferma che oggi si fa un uso a volte superficiale e improprio della bellezza, che ha poco a che fare con l’estetica e l’estasi e molto con la banalità. Auspica che l’uomo attraverso l’arte vada alla ricerca di sé stesso e dell’interpretazione del mondo che ha attorno. Che tipo di ricerca persegui?
Quale impatto potrà avere la drammatica esperienza che stiamo vivendo a causa del Covid?
Il riferimento è alle riflessioni che ognuno di noi avrà certamente fatto. Al senso di costrizione, alla libertà vietata, alla mancanza di rapporti e contatti sociali, al triste fatto di vedere tanti anziani venire a mancare senza l’affetto dei propri cari, senza la possibilità di assisterli e di essere loro vicini negli ultimi atti di vita, di non poterli accompagnare durante le esequie. Ricordiamoci che gli anziani di domani saremo noi e quelli futuri saranno i nostri figli.
Abbiamo scoperto la paura delle pandemie, ci sentiamo indifesi verso un nemico invisibile quanto insidioso e letale.
Il distanziamento sociale ha avuto anche un aspetto positivo: l’applicazione delle tecnologie informatiche per la comunicazione e il lavoro, anche da parte di chi era fortemente recalcitrante a verso questi mezzi.
La natura, in assenza dell’uomo, in queste settimane ha dato piccoli esempi di bellezza ed eternità, quasi a ricordarci che è lei la vera rappresentante della bellezza e la è ancor di più senza l’uomo.
https://www.vincenzogreco.com/dipinti/arte-contemporanea


È giusto ipotizzare anche una nuova “arte digitale”, che superi le esperienze figurative fatte a cavallo tra gli anni ’90 e 2000?
L’arte risentirà di queste riflessioni?
La natura come rinnovata musa per gli artisti del post-covid?

Arch. Fabrizio Lo Porto

https://www.archilovers.com/greco-vincenzo/#videos