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Il Mosaico del Satiro danzante

Mosaico con satiro e musaLo splendido mosaico realizzato dal maestro Vincenzo Greco  raffigura “il satiro danzante”, un mosaico in stile romano antico,  con marmi travertino e  pietre naturali.
Il satiro è una figura mitica virile, amica di Dioniso e Pan, che dimora nei boschi, montagne e luoghi selvaggi in genere. È una rappresentazione della fecondità e della forza vitale e virile  della natura, connessa con il culto dionisiaco.

I satiri erano personificati come esseri umani pelosi e barba folta con evidenti caratteristiche animali, come le corna, la coda e le zampe di capra. La loro apparenza selvaggia e animale, perse progressivamente col trascorrere del tempo,  divenendo creature molto belle.

Vengono dipinti o rappresentati nei mosaici come esseri lussuriosi, spesso consacrati al vino, a ballare con le ninfe ed a strimpellare il flauto, talvolta con un appariscente fallo in erezione.
Il loro maggiore rappresentante era Sileno, una divinità secondaria associata, come Hermes e Priapo, alla fertilità. Sileno è pingue, stordito e allegro, dedito alle baldorie e all'ubriachezza, cioè sfrenato e senza limiti.

Nella Mitologia greca si racconta che i satiri fossero grandi suonatori di flauto. Uno di essi, Marsia, volere per forza dimostrare  di essere in grado di emettere un suono "divino", sfidò Apollo.

In altro mito rappresentato spesso nei mosaici antichi,  fu invece Apollo  a sfidare Marsia, geloso della sua bravura, lusingandolo di farlo salire con sé sull'Olimpo se il suo suono fosse stato migliore della proprio, mentre in caso contrario il satiro sarebbe stato castigato. Le Muse avrebbero decretato il vincitore.

Il flauto del satiro, però, non superò la sfida con la lira di Apollo, il quale onorando l’ impegno fatto lo scorticò vivo al cospetto delle Muse, come racconta Ovidio, nel Libro delle Metamorfosi. Nella mitologia classica i Satiri nascono dall’accoppiamento di Hermes e della Ninfa Istima o della ninfa Nicea e di Dioniso.

Solitamente venivano benedetti per liberarsi dai dispetti, spesso perché donassero agli uomini energia sessuale ed anche  affinché difendessero i terreni dalle sciagure naturali e dai ladri.  Erano, tuttavia, pure custodi di una enorme sapienza e saggezza e non era insolito donare offerte perché soccorressero negli apprendinti, nelle ricerche e facessero scoprire qualcosa. A loro venivano offerte primizie, erbe odorose, incensi e soprattutto coppe di vino versate sugli altari o in terra.

Si usava accendere un fuoco all'aperto, per bruciare l'offerta, che veniva poi spento col vino. Spesso era sufficiente versare vino su dei tizzoni ardenti mormorando un'antica formula o preghiera. A loro venivano intagliate are nelle rocce dei boschi, o si facevano altari di legno. Si invocavano anche nella caccia e nel taglio degli alberi, affinchè tutto fosse propizio e soprattutto per non incorrere nella loro ira. Prima di abbattere un albero o un animale si domandava perdono ai satiri del luogo.

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